Sanità , ok il riparto dei fondi, ma sulle assunzioni servono dati più precisi

«Ci sono più risorse sulla sanità  e questo è un fatto positivo, pur
sapendo che il saldo rispetto al 2016 non è di 90 milioni, ma della
metà , se condideriamo anche la manovra estiva. Condividiamo l’esigenza
che questo surplus venga utilizzato in via prioritaria per il
rafforzamento dei servizi territoriali, che rappresenta fino ad oggi
l’obiettivo inattuato della riforma sanitaria del 2014». È quanto
dichiara Orietta Olivo, responsabile sanità  e welfare della Cgil Fvg, al
termine dell’incontro con l’assessore Telesca sulle linee per la
gestione del servizio sanitario nel 2017, cui hanno partecipato anche,
per la Cgil, i rappresentanti dei sindacati dei pensionati e del
pubblico impiego. Di positivo, per la Cgil, c’è anche la maggiore
attenzione al rapporto con cittadini e utenti, alla valorizzazione delle
professioni sanitarie e all’obiettivo di ridurre le liste di attesa.
«Riscontriamo inoltre – aggiunge Olivo – l’avvio di un’inversione di
tendenza sul problema degli organici, visto che quest’anno, secondo i
dati comunicati dall’assessore, dovrebbe chiudersi con un saldo positivo
di 200 unità . Servono però dati più precisi sulla ripartizione di
questi posti tra medici, personale infermieristico e Oss, per poter
quantificare meglio il fabbisogno di un compatto che dal 2010 a oggi ha
visto scendere di quasi 1.000 unità  il personale infermieristico, a
causa della mancata copertura del turnover. Così come chiediamo un
maggiore impegno sul fronte dei lavoratori precari, visto che solo tre
aziende (Ospedale di Udine, Azienda unica di Trieste e Burlo) hanno
avviato percorsi di stabilizzazione, per un totale di soli 40 posti, a
fronte di una platea complessiva molto più ampia». La Cgil, inoltre,
giudica insufficienti i 7 milioni complessivi previsti per far fronte
agli aumenti legati al futuro rinnovo del contratto nazionale.
Nel
corso dell’incontro con l’assessore è stato toccato anche il tema delle
case di riposo, anche alla luce delle recenti polemiche sulla disparità 
nella ripartizione dei fondi regionali e dei livelli assistenziali tra
le diverse aziende territoriali. «Anomalie come queste – commenta Gino
Dorigo, della segreteria regionale Spi Cgil – sono legate ai ritardi del
percorso di riqualificazione delle strutture, che in questo momento
sembra attraversare una fase di stallo. Dentro alle regole che devono
guidare la riqualificazione, infatti, ci sono tutti i criteri per
rendere più omogenea la gestione di costi, rimborsi, rette e standard di
assistenza, evitando sperequazioni e penalizzazioni sia a danno degli
utenti e delle aziende sanitarie».