Fvg primo per investimenti in sanità? Ecco quello che i numeri Agenas non dicono
L’assessore Riccardi, prendendo spunto dai dati Agenas, ha detto che il Fvg è la prima regione per investimenti in sanità e ci descrive un quadro del Ssr vicino alla perfezione, se non fosse per il numero di medici ancora troppo basso. Peccato che la realtà sia diversa e tutti lo vedono: in primis lo vede il personale, il sindacato che ne rappresenta gli interessi e l’utenza che tocca con mano le difficoltà del sistema e la fatica di chi vi opera. L’unico che pare non comprendere la situazione è chi ha la responsabilità diretta del funzionamento del servizio sanitario regionale.
Se i numeri sono dati oggettivi, dietro alle cifre ci sono letture diverse, più o meno scomode. Il fatto che in Fvg il rapporto fra infermieri e Oss del servizio pubblico e abitanti sia fra i più alti d’Italia riflette anche la maggiore e massiccia presenza del privato in altre regioni. Nonostante I tentativi continui di aumentare la quota di privato, da noi, grazie al cielo, la parte del leone la fa ancora il sistema pubblico. Sistema che fa fatica, perché il personale è ovunque in sofferenza, costretto a turni fino a 12 ore per garantire l’assistenza, tanto che i lavoratori non riescono a recuperare le ore di straordinario prestate e le ferie non godute.
Questa è la realtà e va ben oltre i numeri utilizzati in maniera propagandistica. E quando si citano i 40 milioni investiti sul personale non si dice la verità: i milioni messi a disposizione del personale da parte della regione sono 27, mentre il resto dei fondi deriva da leggi nazionali che l’assessorato non eroga a sua scelta, ma è tenuto a garantire.
Certo è positivo che , dopo che si chiedeva da diverso tempo di puntare sul personale per cercare di trattenerlo, si siano investiti questi 27 milioni, ma probabilmente lo si è fatto troppo tardi. Le strade per uscire dal Ssr pubblico sono aperte e affollate d tempo, e un ulteriore incentivo ad andarsene è arrivato con il rinnovo del contratto nazionale, prossimo alla sottoscrizione definitiva. La Cgil non l’ha firmato, perché gli aumenti di poche decine di euro al mese non bastano né a tutelare il potere d’acquisto, eroso dall’inflazione, né tantomeno a incentivare i professionisti sanitari a entrare, o restare, nel sistema pubblico.
Vero che l’assessore, come sostiene, non può obbligare il personale a partecipare ai concorsi. Quello che poteva e doveva fare, però, vista la crisi del personale e stante il calo degli iscritti nelle facoltà sanitarie, era investire per creare un ambiente e condizioni di lavoro più attrattivi e incentivanti. Così non è stato e l’alternativa a chiudere i servizi, ci dice l’assessore, è esternalizzare, cioè privatizzare. E cosi il cerchio si chiude. ma qualsiasi forma di esternalizzazione o privatizzazione del servizio sanitario, ne siamo convinti, è una perdita del patrimonio collettivo, che va invece difeso in tutte le sue articolazioni.
Concludiamo con una domanda diretta sia all’assessore che ai vertici delle aziende sanitarie. Quanto ancora dovranno resistere gli operatori sanitari sotto questo carico di lavoro insopportabile? E per quanto tempo ci si nasconderà dietro alla scusa dei concorsi disertati per giustificare l’esternalizzazione dei servizi? Se vogliamo una sanità accessibile e di qualità per tutti, l’unica strada è una politica di investimenti mirati e strutturali per salvaguardare il futuro del servizio pubblico.
Orietta Olivo, segretaria generale Fp Cgil Fvg
