Comparto unico, impegnati per migliorare il contratto 2022-24

«Vogliamo lavorare su questo rinnovo contrattuale e non già proiettati su quello 2025-27, che verrà certamente, ma solo dopo aver chiuso alle migliori condizioni possibili il contratto 2022-24, perché ogni rinnovo deve essere un’occasione per rafforzare il trattamento economico, e non solo, dei dipendenti del Comparto unico». È quanto dichiara Orietta Olivo, segretaria generale della Funzione pubblica Cgil Friuli Venezia Giulia, a proposito della trattativa in corso con la Regione e il sistema delle autonomie locali.
La nuova presa di posizione della Fp Cgil segue anche i dati, diffusi i giorni scorsi, sul livello delle retribuzioni medie tra i dipendenti pubblici. «Quando le analisi sono effettuate sui dati che l’Inps consegna in modo aggregato, sommando settori molto diversi fra loro seppur tutti pubblici, il valore medio che emerge è sicuramente distorto dal peso che hanno le retribuzioni dei dirigenti. Infatti, guardando al sistema delle autonomie locali, circa un quarto dei dipendenti ha un reddito fra 25 mila e i 30 mila euro lordi e il 12%, un lavoratore su otto, si pone sotto la soglia dei 25 mila. Complessivamente, inoltre, oltre il 70% dei dipendenti delle autonomie locali ha un reddito inferiore ai 35 mila euro. Da qui l’importanza di avere un rinnovo contrattuale che supporti davvero queste persone e le loro famiglie, portando loro qualcosa in più di un incremento salariale che al momento vale un paio di spese mensili di 50 euro l’una».
Specchio del livello delle retribuzioni, commenta ancora Olivo, il calo dell’appeal del pubblico impiego tra i giovani. «La prova che il reddito proposto a chi voglia diventare un dipendente pubblico non è attrattivo – dichiara – è il calo della partecipazione ai concorsi, che non attirano più le folle di un tempo. Ulteriore prova il fenomeno delle dimissioni: cresce infatti il numero di dipendenti che, pur avendo superato un concorso per il quale hanno studiato non poco, decidono di licenziarsi rinunciando al famoso “posto fisso”, perché la mole di lavoro e le responsabilità che ne derivano non sono certo ripagate da paghe nette che per molti si aggirano attorno ai 1.400-1.500 euro al mese. Da qui la volontà della Cgil di continuare a impegnarsi per un rinnovo che tuteli maggiormente il potere d’acquisto di chi lavora nel Comparto unico e migliorativo anche nella parte normativa del contratto».