Più fondi ai privati? La sanità  Fvg non segua il fallimentare modello lombardo

Il
piano per il contrasto delle liste di attesa presentato dalla Regione è
in «stridente contraddizione con le drammatiche esigenze evidenziate
dalla pandemia, con le direttive del Governo italiano e le stesse linee
guida dell’Oms». A denunciarlo, all’unisono, sono i sindacati Cgil del
lavoro pubblico e dei pensionati, con i segretari regionali Orietta
Olivo (Funzione pubblica) e Roberto Treu (Spi), che bocciano in pieno la
scelta, «tutta ideologica», di favorire il privato a scapito degli
investimenti nel pubblico.
«Nonostante
il Governo abbia stanziato consistenti risorse aggiuntive proprio per
contrastare la crescita delle liste di attesa attraverso adeguati
interventi di potenziamento della sanità  pubblica, la Regione va
esattamente nella direzione opposta, prefigurando una riproposizione in
piccolo riproposizione di quel sistema lombardo che ha penosamente
fallito di fronte l’emergenza sanitaria», sostengono Olivo e Treu.
«Questi provvedimenti, purtroppo coerenti con le altre misure adottate
dall’assessore alla sanità  volte a ridurre la sanità  pubblica
territoriale, non sono né adeguati né sufficienti – proseguono – per far
fronte alle condizioni delle persone, e soprattutto degli anziani, che
rappresentano l’utenza più fragile. Siamo di fronte, del resto, a una
strategia che il centrodestra aveva annunciato fin dal suo insediamento
al governo della regione e che la pandemia ha solo rinviato: il
rafforzamento della sanità  privata a scapito di quella pubblica. Invece
di rafforzare la sanità  pubblica, che finalmente inizia a prendere un
po’ di respiro dopo gli sforzi immani del personale, al momento neppure
riconosciuti economicamente, si investe sul privato, incrementando di
oltre 20 milioni le risorse destinate a finanziare le prestazioni in
convenzione. Incremento che peraltro non porterà  a nuove assunzioni nel
privato, ma solo a un aumento delle prestazioni erogate in regime di
libera professione».
La
bocciatura è totale, ma non nasce da una «demonizzazione« della sanità 
privata, «nella quale – dichiarano i segretari della Fp e dello Spi – ci
sono validi professionisti e personale che dà  il meglio di sé per
offrire un buon servizio, pur avendo dovuto attendere ben 14 anni per
veder rinnovato il proprio contratto, firmato peraltro grazie a un
sostanzioso apporto di risorse pubbliche». Dietro alla presa di
posizione delle due categorie la richiesta di «un piano, di cui al
momento non c’è traccia, volto a recuperare le liste di attesa
attraverso il potenziamento della sanità  pubblica e in primis di
adeguati interventi per far fronte all’emergenza personale, che
attualmente è allo stremo, sia nei servizi ospedalieri che in quelli
territoriali». Questa, per Olivo e Treu, l’unica priorità , «e non un
cambiamento di rotta, attraverso una privatizzazione strisciante, di una
sanità  che fino a pochi anni fa rappresentava un’eccellenza in Italia».