Contratto, nessuna preclusione: contano solo salario e diritti

Il giochino di imputare a questa o a un’altra sigla ritardi al tavolo di contrattazione non ci piace: quando i tavoli vengono convocati i sindacati ci sono e crediamo che tutti si impegnino per raggiungere il migliori risultati possibili. Piuttosto sono gli obiettivi a incidere, e forse quelli di alcune sigle sono diversi da quelli di altre. Certo che è importante chiudere un accordo che riguarda il passaggio degli 8 dipendenti rimasti di Villa Manin all’interno del contratto regionale, ma lo sarebbe di più, crediamo, chiudere un contratto regionale che riguarda 12.500 dipendenti in vigenza.
Se lo stallo c’era dal 2016 non può essere dovuto certo a chi, al tavolo contrattuale, ha trovato un accordo in tempi molto brevi. Le nomine dei componenti della delegazione trattante di parte pubblica, le direttive per la contrattazione, le risorse economiche e le norme di legge regionale che stabiliscono anche modalità di assunzione e inquadramento sono tutte cose che dipendono dalla parte politica, non certo da quella tecnica, dagli uffici regionali e tantomeno dalla parte sindacale, sia questa la Fp Cgil o altre sigle forse più vicine al datore di lavoro.
Ma forse in questo paese non esiste più nemmeno il diritto di critica, anche quando un contratto verrà chiuso ben dopo la sua vigenza, con una perdita secca rispetto all’inflazione di circa 200€ mensili sul triennio 2022-2024.
Certo che la Cgil rivendica salario, diritti e tutele, ci sembra normale. Questo non vuol dire che non siamo disponibili alla discussione, a ricercare delle soluzioni condivise, che quantomeno migliorino le condizioni di lavoro dei dipendenti e quindi anche la parte normativa del contratto degli ora 12.508 dipendenti del Comparto unico.
La disponibilità a cercare e trovare soluzioni c’è: non c’è nessuna preclusione politica, quello che non c’è è la rinuncia a rivendicare i diritti delle lavoratrici e lavoratori del comparto.

Orietta Olivo, segretaria generale Fp Cgil Fvg