Comparto unico, non siamo alla stretta finale

Ho letto con interesse le dichiarazioni dell’assessore Roberti sulle risorse stanziate per i contratti regionali del comparto unico 2022-2024 e 025-2027. Pare che il tavolo di contrattazione del 18 dicembre debba dare una svolta decisiva per chiudere il contratto già scaduto 2022-2024. Non è così. Sono altri i temi all’ordine del giorno.
Il primo incontro per il rinnovo di questo contratto è stato il 20 febbraio 2024 e anche allora sembrava che l’assessore avesse intenzione di chiudere rapidamente. Chi tiene in mano le redini della contrattazione, però, non sono certo i sindacati: è il datore di lavoro, che decide quante risorse stanziare e quali parti normative rivedere o aggiungere. Certo i sindacati fanno le loro proposte, ma sta al datore di lavoro accettarle, o meno.
Dal febbraio 2024 si sono svolti solo 8 incontri di 2-3 ore ciascuno e tre di questi momenti di confronto sono stati dedicati all’accordo Rsu. Abbiamo iniziato a parlare della revisione dell’ordinamento professionale, e la discussione non è nemmeno conclusa, tanto è vero che sarà all’ordine del giorno del 18 dicembre, e non abbiamo ancora parlato di stanziamenti. La delegazione trattante di parte pubblica ha ricevuto delle direttive nell’estate 2024, dove si indicavano risorse pari al 6% del monte salari, a fronte di un’inflazione del 16%. Come Fp Cgil abbiamo agito gli strumenti a nostra disposizione e nell’estate successiva, quella a cui fa riferimento l’assessore nell’articolo, siamo arrivati al 7,5%, ma l’aumento ci risulta ancora insufficiente.
Speravamo che durante la discussione della Finanziaria 2026, una fra le più ricche degli ultimi anni, ci si rendesse conto che servono più risorse se si ritiene rendere attrattivo il lavoro nel Comparto unico. In questi giorni si stanno chiudendo contratti nazionali che partono da aumenti di 200 euro al mese in su. Cifre che il Comparto unico si sognerà. L’assessore, invece di stanziare i soldi sul 2025-2027 (quel 5,4% parte già più basso dell’inflazione programmata) metta quei soldi, o una buona parte di essi, sul 2022-2024 per rendere davvero attrattivo il lavoro nelle pubbliche amministrazioni del Fvg.
Ci rispondono che la Corte dei Conti non certificherà un contratto con aumenti più alti del contratto nazionale: allora viene proprio da dire che noi stiamo trattando con chi non ha capacità decisionali. Che si sieda al tavolo di contrattazione la Corte se è lei che decide, e non la politica. Leggendo l’articolo pare che siano i sindacati ad aver rallentato la trattativa, che in realtà non è ancora entrata nel vivo della discussione. Non sapevamo di avere tutto questo potere! Invece evidentemente l’abbiamo se è vero, e lo è perché esiste un video della discussione della finanziaria di venerdì 12 dicembre, pubblicato sul sito e sulla pagina Facebook del Consiglio regionale, in cui l’Assessore ha chiesto alla consigliera regionale Pellegrino di ritirare un emendamento perché «un sindacato mi ha mandato un messaggio dicendo che l’emendamento della Pellegrino non esiste». Assicuro che quel sindacato non era la Fp Cgil.
Bisogna chiudere il contratto 2022-24 e serve farlo dando soddisfazione ai lavoratori e alle lavoratrici. Se siamo alla fine del 2025 non è dovuto a un rallentamento causato dalle organizzazioni sindacali. Si sarebbe potuto lavorare in maniera continua e costante. La fretta, a questo punto non può essere la nostra consigliera. Dobbiamo trovare il modo, visto che la Regione non ha aggiunto altre risorse che erano necessarie, di trovare dei ristori nella parte normativa. Il welfare è un bonus, non la soluzione. Non è qualcosa di fisso e continuativo e non aumenta il montante del calcolo pensionistico. Considerando che tutti siamo  nel sistema contributivo, ogni euro in più sulla parte tabellare dello stipendio è un investimento per il futuro.
Vediamo quello che succederà, ma il 18 dicembre non sarà una data dirimente. Se si vuole, e la Fp Cgil lo vuole davvero, si può lavorare con regolarità e dare risposte a chi sta reggendo il sistema pubblico degli enti locali e dell’amministrazione regionale.

Orietta Olivo, segretaria generale Fp-Cgil Fvg