Ccnl medici, la Fp Cgil non firma. «Guardia alta ai tavoli in regione»

«Continueremo a vigilare su tutti i tavoli, con le nostre rappresentanze sindacali, sulla corretta applicazione delle norme contrattuali ancora vigenti, su orario di lavoro, su carriere e fondi dei professionisti. In particolare sull’applicazione contrattuale dell’orario di lavoro e sull’utilizzo appropriato dei fondi in tutte le aziende sanitarie del territorio, temi che ci hanno visti impegnati in prima linea nel 2025 per contrastare le errate interpretazioni delle direzioni aziendali e per chiedere di investire più risorse per assicurare la progressione di carriera ai professionisti della salute». È quanto dichiara Liana Fabi, segretaria Fp Cgil medici del Friuli Venezia Giulia, nel ribadire i motivi che hanno portato il suo sindacato a non firmare il rinnovo del contratto 2022-2024 dei dirigenti medici, veterinari e sanitari. «Già la prossima settimana – prosegue Fabi – ci sarà un tavolo di confronto regionale per decidere se le risorse stanziate nel 2025 dalla Regione per incentivare il personale della dirigenza saranno confermate anche nel 2026».
Quanto alla scelta di non firmare il rinnovo del contratto nazionale, la Fp Cgil medici definisce «coerente con la mancata sottoscrizione, a novembre, dell’ipotesi di rinnovo», sottolineando inoltre che il contratto «è definanziato di ben 580 euro lordi rispetto all’inflazione del triennio, non introduce nulla di normativo e peggiora le sperequazioni a danno dei dirigenti e delle professioni sanitarie». Tutto questo, aggiunge, in un quadro generale profondamente negativo per la sanità pubblica: «Il servizio sanitario – si legge in una nota del segretario nazionale Andrea Filippi – sta vivendo la peggiore fase storica da quando è stato istituito, con punte di definanziamento rispetto al Pil mai raggiunte, carenza strutturale di personale, retribuzioni tra le più basse d’Europa, condizioni di lavoro che peggiorano ogni giorno, aggressioni ormai quotidiane le contro gli operatori da parte di cittadini estenuati dalle liste di attesa, concorsi che vanno deserti perché il comparto non è più attrattivo e una fuga inarrestabile di professionisti verso l’estero o verso il privato».